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Da Auckland a Noumea
La permanenza di Downunder in Nuova Zelanda è durata sei mesi, il tempo della stagione dei cicloni nella fascia tropicale.
In questo periodo noi siamo anche tornati a casa sotto le feste di Natale, ma già dal nostro arrivo a Malpensa una nebbiosa domenica mattina di fine Novembre ci siamo resi conto di aver fatto un errore enorme
Auckland c’è piaciuta tantissimo e non a caso un Neozelandese su tre abita nella sua zona metropolitana (che è un concetto un po’ diverso dal nostro europeo di città ma va bene lo stesso).
Il resto del paese non l’abbiamo visto più di tanto (e questo aumenta il senso di errore sul ritorno a casa ma forse avremo occasione di rimediare
) in quanto ci siamo poi spostati a nord, prima a Whangarei e poi ad Opua per effettuare un po’ di lavori ed aspettare il momento buono per traversare.
Il momento è arrivato a metà maggio con una traversata tutto sommato tranquilla e veloce: sei giorni contro gli undici che c’avevamo messo dalle Fiji per venire in Nuova Zelanda.
Adesso siamo in Nuova Caledonia e la zona di navigazione promette decisamente bene, anche considerando la vicinanza con le Vanuatu.
Stiamo probabilmente per cambiare una seconda volta il nostro piano di navigazione, ma è proprio questo il bello di essere a passeggio attorno al mondo
1 Auckland -> 2 Whangarei-Opua -> 3 Nuomea
Contamiglia progressivo 19.076 circa.
Da Neiafu ad Auckland
A Tonga, o meglio nel Vava’u Group, abbiamo passato tutto il mese di settembre.
Premetto subito che non c’è piaciuto tantissimo o più correttamente il meteo (molto piovoso) non c’ha aiutato nell’apprezzare questi posti che hanno sicuramente tanto da offrire in mare ma meno a terra.
Al meteo bisogna poi aggiungere una certa nostra stanchezza (ebbene sì, ci si stanca di ostriche e champagne tutti i giorni, ci si può anche stancare di isoletta, spiaggia bianca, palma
) per la vita da baia ed un certo desiderio di “città” con tutti i suoi contro ma anche le relative comodità.
Neiafu in questo non è proprio un granchè con edifici piuttosto fatiscenti e poche attrattive se non un mercato e qualche bar/ristorante.
Delle Tonga però ricorderemo sempre l’aver nuotato con le balene (uno dei pochi posti al mondo in cui è possibile farlo) cosa che da sola vale la tappa (anche le immersioni non sono state male, ma non straordinarie come le balene).
Ci siamo quindi spostati alle Fiji che sono state una piacevole sorpresa sia dal punto di vista nautico che da quello della gente: alle Tonga abbiamo ritrovato una popolazione più vicina ad alcune dei Caraibi, un po’ chiusa e poco sorridente mentre alle Fiji la gente sembra molto più amichevole e sorridente (probabilmente perchè per metà o quasi sono indiani).
Per carità, non abbiamo avuto problemi con nessuno ed alla fine forse è più facile che uno ti ciuli con un sorriso (modello una faza una raza di Mediterraneo per capirci
) ma la sensazione è stata più piacevole alle Fiji.
In una prossima vita/altro giro sicuramente vorremo dedicare più tempo alla scoperta delle Fiji che hanno un’area di crociera decisamente ampia e che può assorbire tranquillamente 2 o 3 mesi di gironzolamento (o forse anche più).
Per concludere questo 2012 ci siamo cuccati le 1000 miglia (diventate 1200) di traversata dalle Fiji alla Nuova Zelanda, dico cuccati perchè in certi momenti non siamo stati proprio felicissimi della scelta: aria in faccia, onda e temperature sempre più basse man mano scendevamo a Sud ci hanno fatto venire qualche dubbio, dubbi che si sono dissolti non appena siamo arrivati ad Opua e nel breve trasferimento successivo fino ad Auckland… ma questa è un’altra storia
1 Neiafu (Tonga) -> 2 Suva (Fiji) -> 3 Auckland (Nuova Zelanda)
Contamiglia progressivo 18.031 circa.
Da Bora Bora a Neiafu (Tonga)
Dopo 3 mesi abbiamo lasciato la Polinesia Francese per tornare nuovamente a dirigere la prua verso Ovest, la traversata di 3000 miglia dalle Galapagos alle Marchesi è probabilmente una delle tratte non stop più lunghe ma è sì e no metà del Pacifico, la strada per la Nuova Zelanda è ancora lunga
Prima tappa dopo 700 miglia è stata l’atollo di Suwarrow nelle Cook Islands, reso famoso da Tom Neale che c’ha vissuto da eremita per diversi anni.
Attualmente l’atollo è parco nazionale e gli unici “residenti” sono 2 guardiani da aprile a settembre.
Indubbiamente è l’atollo che ci è piaciuto di più, anche perchè la mancanza di qualsiasi costruzione (due capanne) al di fuori di Anchorage Island fa intravedere ancora cosa potesse essere ai tempi di Tom.
Da lì altre 530 miglia per arrivare a Niue, isola/stato completamente diversa essendo un unico blocco di corallo sopraelevato rispetto il mare (da 9 a 28 metri le coste a picco su tutti i lati).
Quest’isola è stata una piacevole sorpresa: a parte l’acqua trasparentissima e la gente estremamente ospitale (meno di 1300 residenti) ogni angolo riserva panorami unici e molto diversi fra loro, dalle “piscine” scavate nella roccia, alle spaccature, alle grotte.
Unico difetto un costo della vita veramente alto ed un’unica banca locale con tassi di cambio piuttosto “pirateschi”
Ultima tappa è stata Neiafu, Vava’u Group, nel Regno di Tonga.
In queste 230 miglia di traversata si saltano 24 ore in un attimo: si passa infatti da UTC -11 di Niue a UTC + 13 di Tonga, stesso orario ma un giorno esatto di differenza
Se rimanessimo qui fino al 31 dicembre saremmo i primi a passare nel nuovo anno, ma i nostri piani sono diversi, quest’anno per le feste saremo a casa a mangiare cappelletti in brodo
1 Bora Bora -> 2 Suwarrow -> 3 Niue -> 4 Neiafu (Tonga)
Contamiglia progressivo 16.178 circa.
Niue
Niue è una piccola isola/stato costituita da un unico pezzo di corallo sollevato rispetto il mare (niente barriera attorno), gli abitanti la chiamano “The Rock” ed il nome rende perfettamente l’idea.
Quello che invece difficilmente si riesce ad immaginare è che un’isola così piccola possa essere così sorprendente per quanto riguarda i suoi angoli più nascosti e caratteristici: grotte, archi, piscine naturali e spaccature nella roccia sono presenti lungo tutto il perimetro costiero, ma ogni spot è diverso dall’altro.
Unico “difetto”, se così lo possiamo chiamare, di quest’isola… AMMAPPATE SE SON CARI!!!
Da solo su un’isola deserta
Non io (anche se certe volte un pensierino ce lo farei pure… ma passa subito
) ma Tom Neale, un Neozelandese che ha appunto vissuto da solo su Suwarrow per diversi anni.
Il libro racconta i primi (se non ricordo male) 6 anni di questa sua avventura/esperienza di vita particolare.
Oggi Suwarrow è parco nazionale, gli unici abitanti umani sono 2 custodi da aprile a settembre, tutto è molto pulito e tutelato con molta cura.
Certo le amache probabilmente non c’erano ai tempi di Tom ma l’acqua, le spiaggie, le barriere ed il panorama credo siano cambiati quasi di nulla.
Per chi ha letto il libro e per chi deve ancora farlo ecco un po’ di foto della nostra tappa a Suwarrow (Isole Cook).
Da Hiva-Oa a Bora Bora
La Polinesia Francese ha un’estensione pari più o meno all’Europa (con molta meno terra emersa però
), a voler girare ogni isola ed ogni baia probabilmente non basterebbe una vita intera.
Noi come sempre abbiamo dovuto fare delle scelte, a volte giuste a volte sbagliate, altri probabilmente avrebbero fatto scelte diverse, quello che a noi è sembrato bello ad altri non è piaciuto e viceversa (per fortuna il mondo è vario).
Se non altro sappiamo che in un eventuale secondo giro del mondo abbiamo ancora tanto da vedere su rotte diverse
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Da Balboa a Hiva Oa
Abbiamo lasciato (senza rimpianti) Balboa/Panama City il 7 di marzo ed abbiamo fatto una settimanina nell’arcipelago di Las Perlas (sempre Panama ma lato Pacifico).
Le isole sono molto belle, molto diverse dalle San Blas e piene di uccelli (mai viste colonie così grandi di cormorani e pellicani).
Purtroppo l’acqua è fredda e scura, cosa che non invoglia minimamente a fare il bagno
Gli ultimi 2 giorni abbiamo conosciuto due barche di francesi: Pierre e Lili con un Sun Legend 41 e Pierre e Mireille (se si scrive proprio così non lo so… diciamo Mirella
) con un Bavaria 380 Ocean, tutti molto simpatici (c’hanno pure invitato ad un aperitivo in barca da loro che si è trasformato in cena).
Pierre-Lili li abbiamo poi ritrovati anche alle Galapagos e ci siamo sentiti spesso via mail durante la traversata (loro erano circa 3 giorni dietro noi), mentre Pierre-Mirella li abbiamo rivisti solo una volta arrivati alle Marchesi (loro hanno fatto traversata diretta Las Perlas/Marchesi in 33 giorni, non li abbiamo invidiati nemmeno un po’
)
La nostra sosta alle Galapagos sull’isola di San Cristobal è durata più o meno 18 giorni ed è stata piacevole in un posto tranquillo vivacizzato dalla presenza di una numerosissima colonia di leoni marini (che non hanno paura dell’uomo nemmeno un po’, anzi sono loro i veri padroni della baia).
La traversata vera e propria per arrivare alle Marchesi è durata un po’ meno di 19 giorni ed ha visto Luca vincitore del nostro concorso TotoPolinesia (per chi non ha partecipato… peggio per voi
)
Traversata tranquilla, molto veloce nella prima metà ed un po’ più rognosa nella seconda (mi sarei aspettato il contrario), con poca aria specie di notte e diversi groppi che non hanno mai portato tanto vento ma parecchia pioggia quella sì.
Il 7 di maggio (2 mesi esatti dopo aver lasciato Balboa) siamo arrivati a Hiva Oa, la prima isola da noi toccata della Polinesia francese (Vive la France, vive les baguettes, vive les bistecches!!!
).
1 Balboa (Panama) -> 2 San Cristobal (Galapagos) -> 3 Hiva Oa (Marchesi)
Contamiglia progressivo 13.509 circa.
Canale di Panama
Il transito vero e proprio è iniziato alle 16 circa quando il nostro advisor Daniel è salito a bordo.
La salita lungo le chiuse di Gatun è stata piuttosto semplice: a pacchetto con un HR 53 in mezzo, noi a sinistra ed un Najad 390 sulla destra.
Una volta entrati nella prima chiusa sono state lanciate due cime per lato e siamo rimasti a centro vasca un po’ controllando la tensione ed un po’ coi motori ma nel complesso (malgrado la forte turbolenza che si forma in fase di riempimento delle vasche) è stato abbastanza banale, unico momento emozionante la chiusura del cancello alle nostre spalle che ha decretato l’addio (almeno per un po’) all’Atlantico.
Le più di trenta miglia lungo il lago di Gatun probabilmente sono pure belle, ma noi le abbiamo fatte tutte di notte e quindi abbiamo visto poco o nulla
solo un’interminabile fila di boe rosse (più di 140) da lasciare di poco sulla destra.
La discesa delle chiuse di Miraflores è stata invece più “interessante”, merito sia della corrente da poppa che del nostro vicino di discesa non particolarmente reattivo.
In ogni modo ce la siamo cavata senza nessun danno ed almeno abbiamo qualcosa da raccontare agli amici
Alle 3 e qualcosa di mattina dell’8 marzo abbiamo sbarcato l’advisor e concluso il nostro transito in poco più di 11 ore, andandoci ad ancorare davanti La Playita… PACIFICO!!!
Ultima nota di chiusura (semmai vi servisse): noi ci siamo trovati molto bene con l’agente Erick dell’agenzia Centenario, 350 dollari ben spesi, senza sorprese e con cime e gomme comprese nel prezzo: quello che ha detto ha fatto.
Ci sono state invece barche appoggiate all’agenzia Match che hanno avuto infiniti problemi (da prezzi lievitati ad un transito cancellato senza dir loro nulla)… sappiatelo
Contamiglia progressivo 9451 circa.
Da Chaguaramas a Colón
Siamo tornati a Trinidad ad inizio novembre 2011, dopo qualche settimana per riarmare la barca siamo finalmente ripartiti alla volta di Bonaire.
La scelta di saltare le isole venezuelane è stata ponderata a lungo: c’è stato chi ci diceva che non c’era nessun problema e chi ci sconsigliava assolutamente di andarci (tra cui un venezuelano conosciuto a Trinidad).
Alla fine abbiamo deciso che abbiamo talmente tanti posti belli davanti la nostra prua che non valeva la pena di vivere la cosa col patema d’animo.
Bonaire c’ha comunque ripagato con un’acqua stupenda ed un paesino molto tranquillo (a parte i botti per l’ultimo dell’anno
).
Passate le feste siamo andati ad Aruba saltando Curacao (che non ci attirava molto) e ci siamo ritrovati in Europa (a parte la temperatura poteva benissimo essere un posto della Costa Azzurra tipo Nizza).
In ogni modo le due settimane che ci abbiamo passato sono trascorse piacevolmente ed abbiamo conosciuto una coppia di italiani (Claudio ed Anna) con cui siamo andati in giro per l’isola.
Da Aruba siamo “saltati” direttamente alle San Blas: 640 miglia di navigazione che abbiamo percorso in meno di 4 giorni.
Abbiamo incontrato un po’ di mare e vento al traverso di Cabo la Vela (uno dei punti più “famigerati” da queste parti) ma nel complesso nulla di particolarmente impegnativo (anche perchè avevamo deciso di passare belli larghi per navigare su 3/4000 metri di fondo invece dei meno di 100 lungo costa).
Prima di atterrare alle San Blas abbiamo dovuto anche perdere un po’ di tempo perchè saremmo arrivati di notte e vista l’assoluta mancanza di segnalazioni ed i vasti reef la cosa non è consigliata
Alle San Blas abbiamo passato circa un mese: belle isole, belle palme, bella sabbia, acqua così così (nel senso che ce l’aspettavamo più trasparente), tante barche e tantissimi italiani.
Per carità bei posti ma per i nostri gusti un mese (forse anche uno e mezzo) sono più che sufficienti (non oso poi immaginare come sia stare lì nella stagione delle piogge).
Da lì siamo poi andati a Colon (con uno stop & go a Portobelo per salutare Lele) dove attenderemo il nostro turno per passare il canale.
1 Chaguaramas -> 2 Bonaire -> 3 Aruba -> 4 San Blas -> 5 Colón
Contamiglia progressivo 9410 circa.
Da Martinica a Trinidad
Lasciata Martinica siamo scesi lungo la più classica crociera alle Grenadines: un paio di giorni a Santa Lucia, tappa a Wallilabou Bay su Saint Vincent per fare dogana e poi una settimana circa a girare fra le isole, con la sosta ultraclassica ai Tobago Cays.
In questa zona non venivo da tanti anni ed in effetti i posti sono anche belli, ma l’atteggiamento della fauna bipede locale continua a non piacermi molto.
Ci siamo quindi spostati in fretta su Grenada dove abbiamo conosciuto una coppia belga con un Pilot 47 che c’hanno fatto da ciceroni in giro per l’isola.
Dopo 2 settimane a Grenada siamo partiti alla volta del Brasile o meglio, questo era il programma
Dopo due giorni e mezzo di bolina contro 2 nodi (abbondanti) di corrente e soprattutto sotto il diluvio universale abbiamo deciso di cambiare programma.
Siamo quindi giunti a Trinidad dove lasceremo Downunder durante la stagione degli uragani per poi tornare a Novembre e proseguire il nostro giro, passando però da Panama.
1 Martinica -> 2 Grenada -> 3 Cambio di programma -> 4 Trinidad
Contamiglia progressivo 7985 circa.
Noumea Time
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