Benvenuti sul nuovo sito
La grafica è stata rinnovata ed anche le funzionalità.
Dobbiamo però ancora riempire “la scatola” e quindi serviranno ancora alcuni giorni prima di avere un po’ di contenuti nuovi.
Ricordo ai vecchi iscritti che la funzionalità di aggiornamento tramite newsletter non è più attiva, meglio affidarsi ai più nuovi e funzionali feed RSS.
A presto, Ale e Marco
Grab bag x elettronica
Mollare la barca è un’eventualità a cui si preferisce non pensare, ma sarebbe meglio provvedere prima a pianificare quanto possibile, che nel momento magari non si sarà particolarmente lucidi.
Pertanto abbiamo predisposto questa valigetta stagna e galleggiante della Pelican che alloggia al suo interno:
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telefono satellitare con batteria di ricambio;
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VHF portatile con slot per pile comuni a stilo;
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GPS portatile con batterie a stilo;
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mini pannello solare da 1 ampere/ora;
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caricabatterie per stilo ricaricabili;
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pile stilo di scorta (ricaricabili e non)
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cavetteria di ricarica.
C) ti tocchi!!
(Avanzi)
Comunicazioni
L’apparato VHF fisso è un Icom M-603 posizionato al carteggio.
Oltre ad avere la funzionalità DSC interfacciata col GPS (in modo da poter trasmettere la posizione in automatico) ha anche un paio di gadget carini:
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interfono con la postazione esterna (piuttosto inutile su una barca di 14 metri, ma a volte quello che deve venire a darti il cambio è un po’ duro d’orecchi);
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funzione megafono bidirezionale con la tromba esterna (montata sotto l’antenna del radar a poppa), può venire utile per comunicare con il marinaio del marina durante l’ormeggio (o per ascoltare cosa si raccontano sulla barca di fronte
); -
funzione automatica corno da nebbia (impostabile in 4 status) sempre tramite la tromba esterna.
Elettronica di bordo
E’ vero che tutto quello che non c’è non si rompe, ma è quasi altrettanto vero che tutto quello che c’è lo usi, poi a me i gadget piacciono!
Ho però un’incompatibilità personale con Raymarine, mica dico che sia colpa loro, ma con me si rompono sempre.
Pertanto non ho preso l’elettronica proposta da cantiere (che mi sarebbe costata infinitamente meno) ma l’ho fatta montare successivamente al varo da Massimo Balestra di Sanremo.
Il sistema è basato su una rete Navnet2 di Furuno, tra i suoi pregi non ha sicuramente il Plug&Play ma alla fine ti permette di fare tutto quello che vuoi (o quasi).
Hook, trinchetta e tormentina
Il problema maggiore dei genoa avvolgibili, come è noto, è la loro scarsa efficienza quando parzialmente avvolti.
Fintanto che si naviga dal traverso in giù tutti i santi aiutano ma se si deve risalire controvento son dolori.
Scartata l’idea (impraticabile nella realtà) di ammainare il genoa grande per issare sull’avvolgitore una vela più piccola (a quel punto meglio i classici garrocci) le soluzioni sono molteplici:
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armare un secondo strallo di trinchetta con avvolgitore fisso (funziona benissimo ma ti rompe le scatole 365 giorni l’anno);
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utilizzare le tormentine da issare attorno al genoa avvolto (non mi convincono molto e mi sa che danno una bella strapazzata al genoa sotto);
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mettere uno strallo volante, in acciaio o tessile, da utilizzare con vele ingarrocciate (soluzione classica ma che ha i suoi contro quando non ti serve utilizzarla).
Alla fine abbiamo deciso di “sperimentare” una soluzione molto usata nelle barche da regata, specialmente quelle open in solitario o equipaggio ridotto: l’hook con vela autoportante.
Bompresso e frullone
Avendo a disposizione l’immaganizzatore a circuito chiuso della trinchetta ci siamo fatti fare una vela avvolgibile da poca aria, che chiamiamo frullone.
Non è un gennaker (il bordo d’ingresso è dritto), non è un code zero (è in nylon e non in laminato), forse può essere definito un drifter (non lo so, alla fine basta capirsi).
Di sicuro è tanto comodo in equipaggio ridotto e nel giro del Peloponneso del 2008 l’abbiamo usato moltissimo, quindi siamo fiduciosi per il futuro.
Per riuscire ad utilizzarlo nel modo corretto è stato necessario adottare un bompresso per allontanarlo dal genoa avvolto e non avere così interferenze nell’avvolgimento/svolgimento del frullone.
Vele
Il corredo di vele di Downunder è così composto:
Randa UK-Halsey in pentex grigio, taglio cross cut, full batten a 5 stecche con 2 mani di terzaroli, superficie complessiva di 54 mq circa.
Genoa avvolgibile al 140% UK-Halsey in pentex grigio, taglio cross cut, banda antiUV, superficie complessiva di 64 mq circa.
Queste vele le abbiamo usate per le prime due stagioni in Mediterraneo, per il viaggio programmato abbiamo invece fatto fare due vele nuove in Hydra Net, un tessuto di dacron con al suo interno una rete in spectra. Questo conferisce alle vele una particolare robustezza e resistenza ai tagli.
Pertanto oggi Downunder ha a bordo una randa UK-Halsey in Hydra Net, taglio cross cut, full batten a 5 stecche con 3 mani di terzaroli, superficie complessiva di 52 mq circa e un genoa avvolgibile al 110% UK-Halsey in Hydra Net, taglio cross cut, banda antiUV, superficie complessiva di 50 mq circa.
Per le condizioni particolarmente impegnative Olimpic Sails ci ha confezionato una trinchetta in dacron, taglio cross cut, di una superficie complessiva di circa 25 mq ed una tormentina in dacron pesante arancione di circa 14 mq.
Entrambe le vele sono autoportanti e vengono issate utilizzando hook e frullino della Karver.
Dissalatore
La scelta del dissalatore è caduta su uno Spectra Cape Horn, sia perchè l’avevamo usato con soddisfazione su un’altra barca, sia per la sua semplicità e flessibilità di utilizzo.
Tutto il sistema parte dalla presa a mare e dal suo filtro in acciaio (molto simile agli altri presenti a bordo)
In questo caso abbiamo preferito una presa a mare dedicata, ben bassa sotto il galleggiamento, ma ci si può attaccare anche ad una già esistente (basta evitare quella di carico del bagno o molto nelle vicinanze
)